Cure intensive o cure palliative?

Scritto il 30 ottobre 2013 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Altri Articoli, Notizie, Slider

Il dilemma del cardiologo di fronte al paziente con malattia terminale. Sul Giornale Italiano di Cardiologia l’editoriale di Marco Bobbio.

La discussione sulla gestione dei pazienti affetti da patologie terminali, già affrontata dal Giornale Italiano di Cardiologia  con i recenti articoli di Romanò e Gavazzi, viene riaperta sull’ultimo numero della rivista dall’editoriale di Marco Bobbio. È stato infatti recentemente redatto un documento condiviso dal Gruppo di Studio di Bioetica e dalla Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, mirato a fare chiarezza sull’appropriato impiego di cure intensive o palliative nei pazienti con grandi insufficienze d’organo end-stage.

Bobbio ci aiuta a focalizzare i punti salienti del documento come la definizione di “fase terminale” che inizia quando il livello di gravità della patologia rende più rare le remissioni, ne abbrevia la durata, provoca un aumento del numero dei ricoveri e della durata della degenza. Interessante è anche la distinzione tra cure simultanee e palliative: mentre le prime vengono attuate quando la malattia inguaribile non è ancora in fase terminale, con lo scopo di controllare la malattia, le seconde hanno come unico obiettivo il raggiungimento della migliore qualità di vita possibile per i malati e le loro famiglie. Il concetto del rapporto con i familiari viene spesso enfatizzato nell’editoriale: il medico deve infatti imparare ad interfacciarsi non solo con il paziente ma anche con i parenti che si fanno carico della sua assistenza, cercando di agire nel rispetto non solo della sofferenza del malato ma anche del disagio della famiglia.

È auspicabile che tutti i cardiologi, in particolar modo coloro che si occupano di scompenso cardiaco, siano a conoscenza di questi principi: purtroppo studi clinici come il SUPPORT mettono in evidenza una scarsa capacità, da parte dei cardiologi, di predire la prognosi nei pazienti affetti da scompenso cardiaco avanzato, indice di un probabile distacco dello specialista dal paziente scompensato che si avvicina verso la fase terminale della sua malattia.

Tratto dal Giornale Italiano di Cardiologia, numero di ottobre, anno 2013.

Bibliografia

– Bobbio M. Cure intensive o palliative nei pazienti in fase terminale.  G Ital Cardiol 2013; 14: 647-9
– Gavazzi A, Svanoni F, De Maria R. Le cure palliative nello scompenso cardiaco. G Ital Cardiol 2012; 13: 827-36.
– Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI). Grandi insufficienze d’organo “end stage”: cure intensive o cure palliative? “Documento condiviso” per una pianificazione delle scelte di cura. SIAARTI Gruppo di Studio di Bio­etica, 22 aprile 2013. [ultimo accesso 17 giugno 2013].
– Krumholz HM, Phillips RS, Hamel MB, et al. Resuscitation preferences among patients with severe congestive heart failure: results from the SUPPORT project. Study to Understand Prognoses and Preferences for Outcomes and Risks of Treatments. Circulation 1998; 98: 648-55

 

 

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