Il paradosso del sale

Scritto il 28 maggio 2013 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Altri Articoli, Interviste, Slider

Il quanto basta delle ricette di cucina non va bene in prevenzione cardiovascolare. La quantità di sale deve essere misurata perché il troppo stroppia: aumenta la pressione arteriosa e tutte le sue complicanze cardiovascolari associate. Non a caso l’OMS raccomanda di non superare i 5 grammi di sale da cucina al giorno che corrispondono a circa 2 grammi di sodio. Si stima che diminuendo il consumo di sodio a meno di 2 grammi si può ridurre la pressione sistolica fino a 8 millimetri di mercurio e la diastolica fino a 4, che a sua volta di traduce alla lunga in una riduzione di infarti del miocardio e di ictus.

Mentre prendono piede le politiche sanitarie per ridurre il consumo di sale (in Italia è tra gli obiettivi del programma nazionale Guadagnare salute), continua la querelle scientifica sulla corretta quantità di sale da assumere con la dieta.

Gli italiani quanto sale consumano? A conti fatti, il sale è un amico o un nemico della salute?
Risponde Luigi Palmieri dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

 
Nel 2011 una revisione della Cochrane concludeva che l’apporto di sale non aumenta ma nemmeno riduce il rischio di malattie cardiovascolari: una conclusione che sollevava dei dubbi sulle evidenze di importanti studi epidemiologici quali Intersalt e Intermap condotti su oltre 10 mila uomini e donne di 32 Paesi diversi che avevano messo in evidenza la stretta relazione esistente tra l’assunzione di sodio e la pressione arteriosa sistolica, nonché la prevalenza dell’ipertensione arteriosa nella popolazione.

L’editoriale del Lancet di questa settimana riporta che a maggio l’Institute of Medicine of the National Academies USA ha pubblicato un rapporto di oltre 100 pagine secondo cui ridurre eccessivamente l’apporto di sale potrebbe non fare bene. La revisione di 39 trial clinici conclude che un consumo giornaliero inferiore di 2300 mg al giorni potrebbe perfino aumentare alcuni fattori di rischio cardiovascolare (lipidemia e insulina resistenza) e potenzialmente innescare problemi cardiaci. Inoltre, nessuna evidenza suggerisce un beneficio associato a un consumo di sale ultra basso inferiore a 1500 mg / die.

Tuttavia data l’alta eterogeneità degli studi e il fatto che gli effetti della riduzione dell’apporto di sale sugli esiti di salute non sono sempre distinguibili dagli altri cambiamenti del regime alimentare – precisa lo stesso Rapporto dell’Institute of Medicine – è difficile arrivare a delle conclusioni certe. Servono altri studi per colmare questa lacuna di dati, in particolare per quanto riguarda gli effetti di un consumo giornaliero di sale di 1500-2300 mg in gruppi differenti della popolazione.

Come conclude il Lancet bisogna essere cauti nell’interpretare il rapporto dell’Institute of Medicine che non suggerisce di usare liberamente il sale senza misura. La conclusione da trarre è che accanto ai governi che definiscono obiettivi per ridurre l’assunzione di sale e alle industrie alimentari che lavorano per rimuoverlo dai loro prodotti è prioritario disegnare studi ampi ad hoc per comprendere a fondo i rischi e i benefici legati al consumo di sale.

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