Basta dire o scrivere quello che si deve o non si deve fare?

Scritto il 24 aprile 2013 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Altri Articoli, Notizie

Buona parte delle aspettative è stata affidata alle linee guida da utilizzare quando nascono degli interrogativi su cosa fare. Uno strumento che, in teoria, dovrebbe fornire le migliori evidenze e raccomandazioni disponibili per migliorare la pratica clinica (e anche per prevenire gli sprechi) ma che, in pratica, presenta delle debolezze nel passaggio tra il dire e fare.

In un articolo Luciana Ballini ha presentato l’iniziativa del Choosing wisely come un interessante cambio di paradigma nella medicina basata sulle evidenze: dove non sono più le evidenze ad essere portare alla prova del consenso degli esperti, ma al contrario sono le opinioni degli esperti ad essere portate alla prova delle evidenze. Il processo è il seguente: gli esperti (le società scientifiche) indicano cosa NON deve essere fatto per prevenire gli sprechi e le loro dichiarazioni vengono vagliate per produrre una lista di raccomandazioni evidence-based.

Anche l’American College of Cardiology ha partecipato all’iniziativa del Choosing wisely. Delle  5 procedure sanitarie che secondo la società di cardiologia americana andrebbero “saggiamente” dismesse, i nostri cardiologi eliminerebbero per prima nella loro pratica clinica il test da sforzo cardiaco o il test di diagnostica non invasiva avanzata annualmente come parte di follow-up routinario in pazienti asintomatici (guarda i risultati del sondaggio).

Ma come dire al paziente “non le prescrivo questo test perché è di dubbia efficacia”? Il paziente accetterebbe questo saggio consiglio? Di fatto, il Choosing Wisely è praticabile? Basta dire o scrivere quello che si deve o non si deve fare?

Blair Erb, cardiologo statunitense del Bozeman Deaconess Health Group (Montana, USA), è tra i promotori del Choosing Wisely. Sul blog della AIM Foundation (madrina del Choosing Wisely) racconta la sua esperienza personale da quando nella pratica quotidiana segue le top five list di cosa NON fare. “È diventato più semplice spiegare alle persone che non hanno bisogno di determinate cose. Prima, tutto quel che potevo fare era dire ai pazienti di fare riferimento alle nostre linee guida per la pratica clinica, che sono troppo voluminose e complesse per un lettore laico. E neanche i medici che le applicano le leggono. Il Choosing Wisely ha il vantaggio di aver distillato le linee guida e di averle rese di più facile lettura.”

In più – continua Erb – il Choosing Wisely ha il vantaggio di facilitare la comunicazione con i pazienti e con i colleghi medici prescriventi. “Quando un paziente mi richiede qualcosa di cui non ha bisogno, posso rispondergli che ‘in linea con la campagna del Choosing Wisely non eseguiamo il test da sforzo cardiaco’. Inoltre mi assicuro di citare le linee guida del Choosing Wisely nella lettera indirizzata al collega medico prescrivente.”

Finora Erb non ha ricevuto nessuna obiezione da parte dei colleghi. Solo un paio di pazienti non hanno accettato di non eseguire un test o una procedura segnalata nella lista delle cinque cose da NON fare. “Il successo della comunicazione dipende da come ti esprimi con i pazienti. Se spiego a loro che non hanno bisogno di quel test e che non ci sono prove sulla necessità di farlo, il 99 per cento dei pazienti lo accetta senza fare questioni. Poi ci sono comunque dei pazienti (ma sono pochi) che dicono di volerlo fare anche se spiego a loro che si tratta soltanto di una falsa sicurezza”.

Dunque, non solo in teoria ma anche nella pratica il Choosing Wisely sembra sortire effetti positivi.

Potrebbe essere una strada da perseguire anche da quest’altra parte dell’oceano… C’è da dire che anche da noi qualcosa si sta già muovendo per contenere l’uso o meglio l’abuso di nuovi trattamenti sanitari e di nuove procedure diagnostiche che non sempre si accompagnano a maggiori benefici per i pazienti. Ne è un buon esempio il movimento Slow Medicine per “una medicina sobria, rispettosa, giusta che implica la capacità di agire con moderazione, gradualità, essenzialità e di utilizzare in modo appropriato e senza sprechi le risorse disponibili”.

 

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