I farmaci del cuore per gli immigrati

Scritto il 4 marzo 2013 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Altri Articoli, Interviste

Il consumo di farmaci cardiovascolari nella popolazione di immigrati regolari in Italia: Giuseppe Traversa dell’Istituto Superiore di Sanità presenta i risultati di Farmaci e immigrati, il rapporto sulla prescrizione farmaceutica in un paese multietnico.

Il nostro servizio sanitario nazionale è in grado di rispondere ai bisogni di salute degli stranieri in Italia. La popolazione di immigrati regolari fa un uso di poco inferiore a quello osservato nella popolazione generale. È quanto emerge dal rapporto Farmaci e immigrati frutto della collaborazione tra la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera, la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, il Cineca, il Consorzio Mario Negri Sud e l’Istituto Superiore di Sanità.

I risultati del rapporto – ha commentato Giuseppe Traversa dell’Istituto Superiore di Sanità al convegno “Prescrizione farmaceutica nella popolazione immigrata” – mettono in luce che la popolazione  immigrata incide poco in termini di consumo di risorse: nonostante gli immigrati nel 2011 abbiano rappresentato il 7,5% della popolazione solo il 2,6% della spesa farmaceutica è relativa a questa popolazione. Le differenze osservate tra immigrati e italiani posso rappresentare bisogni non adeguatamente coperti, ma anche essere il tracciante di una più frequente prevalenza di patologia. In entrambi i casi la conoscenza dell’uso dei farmaci può fornire le basi per interventi mirati.

Per quanto riguarda il consumo di farmaci dell’area cardiovascolare Giuseppe Traversa, in un’intervista video a Hypertension.it, spiega che il livello complessivo di prevalenza d’uso dei farmaci antipertensivi è inferiore nella popolazione di immigrati rispetto a quella italiana (6,5% versus 7,6%).  Mentre per quanto riguarda gli antidiabetici il quadro si ribalta con una prevalenza d’uso leggermente maggiore nella popolazione di immigrati (1,6% versus 1,1%), a fronte però di una minore intensità di utilizzo che potrebbe essere spiegata come ridotta persistenza al trattamento o come ridotta copertura terapeutica.

Il rapporto Farmaci e immigrati ha preso in esame una banca dati delle prescrizioni farmaceutiche, nella quale sono raccolti i dati relativi alla popolazione di 32 Asl italiane afferenti al progetto Arno coordinato dal Cineca e le Asl della Regione Umbria. La popolazione immigrata residente nelle Asl selezionate è stata identificata sulla base delle informazioni riguardanti la cittadinanza e il Paese di nascita. In particolare, sono stati identificati i cittadini di Paesi a forte pressione migratoria nati all’estero o in Italia. Nel complesso sono stati identificati 710.879 immigrati, quasi un sesto della popolazione dei regolari residenti in Italia. Per ciascun assistito di questa coorte di studio è stato selezionato, in maniera casuale, un cittadino italiano appaiato per età, sesso e comune di residenza.

Complessivamente i dati del Rapporto sottolineano che la sanità pubblica italiana si dimostra ancora una volta solidale e in grado di coprire l’assistenza sanitaria di una delle fasce più deboli della popolazione. Ma alla luce di questa buona notizia, ha commentato Giuseppe Traversa, non bisogna abbassare la guardia. Ci sono dei gruppi nella popolazione immigrata, quali ad esempio i cinesi e i kosovari, che accedeno poco o per nulla alle cure, probabilmente a causa di ostacoli culturali: “Occorre lavorare di più all’integrazione e alla mediazione linguistico-culturale, ma anche nei confronti di tutti gli immigrati che non fanno parte di questa indagine, limitata agli stranieri regolari, e che hanno comunque diritto alle cure sanitarie”.

4 marzo 2013

 

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