Infarto del miocardio: la nuova definizione universale

Scritto il 29 agosto 2012 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Notizie

Non è la prima versione e non sarà nemmeno l’ultima la definizione universale dell’infarto del miocardio presentata all’ESC Congress 2012 a Monaco. A seguito dei progressi nel campo scientifico e allo sviluppo di procedure di laboratorio sempre più avanzate per l’individuazione di biomarker della necrosi miocardica, la definizione di infarto miocardico è destinata a subire revisioni e cambiamenti. Quella presentata al Congresso europeo è la Third universal definition of myocardial infarction.

Cosa c’è di nuovo? In primis il ruolo della troponina (cTn) come il marker di riferimento per la diagnosi di MI per la diagnosi di infarto miocardico periprocedurale dopo angioplastica coronarica, intervento di bypass aortocoronarico, altre procedure cardiache e non cardiache.

“Il criterio-chiave per diagnosticare un infarto acuto del miocardio rimane l’evidenza di necrosi miocardica in un quadro clinico coerente con una ischemia miocardia acuta. Deve esserci come minimo un valore di troponina cardiaca oltre il 99esimo percentile rispetto al normale”, spiega Gregg C Fonarow dell’Ahmanson-UCLA Cardiomyopathy Center di Los Angeles.

Le 10 cose da sapereLa definizione universale del miocardio sintetizza in un decalogo  dall’American Heart Association & American Stroke Association.
Top Ten Things To Know The Universal Definition of Myocardial Infarction (PDF: 28 Kb)

Nella terza definizione un infarto del miorcardio è definito da valori specifici di cTn e almeno 1 dei seguenti 5 criteri diagnostici:

– sintomi di ischemia
– recenti o presumibilmente recenti cambiamenti in segmento ST e onda T o blocco di branca sinistro (LBBB)
– sviluppo di onde Q patologiche
– evidenze di anormalità delle pareti o perdita di vitalità miocardica
– identificazione di trombi intracoronarici.

L’ECG rimane uno strumento essenziale del lavoro di diagnosi ma è insufficiente. Diventa essenziale l’uso di biomarker cardiaci Le tecniche di imaging – quali ecocardiografia, imaging nucleare, risonanza magnetica nucleare e tomografia computerizzata – possono essere preziose nella diagnosi essendo in grado di individuare anormalità delle pareti o perdita di vitalità miocardica.

La terza definizione è frutto di una Third Global MI Task Force formata da 52 esperti rappresentanti dell’American College of Cardiology , American Heart Association, European Society of Cardiology e World Heart Federation. Il documento di consenso presentato al Congresso ESC di agosto 2012 è stato pubblicato in contemporanea da cinque riviste: Circulation, Journal of the American College of Cardiology, European Heart Journal (2), Global Heart e Nature Reviews Cardiology.

Disporre di un documento universale di questo genere è prioritario e necessario per una standardizzazione della definizione di diagnosi nella diagnosi clinica, nei trial clinici e registri, nella pratica clinica. Dovrebbe essere usato da tutti i paesi industrializzati. E auspicabilmente anche dai paesi meno sviluppati o in via di sviluppo risorse economiche permettendo. Non è infatti detto che tutti le strutture ospedaliere siano dotate di risorse necessarie per applicare la nuova definizione.


Bibliografia

1. 2012 joint ESC/ACCF/AHA/WHF third universal definition of myocardial infarction. ESC Congress 2012
2. Thygesen K, Alpert JS, Jaffe AS et al on behalf of the Joint ESC/ACCF/AHA/WHF Task Force for the Universal Definition of Myocardial Infarction. Third universal definition of myocardial infarction. Eur Heart J 2012; doi:10.1093/eurheartj/ehs184

 

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