EUPS-AF: i pazienti chiedono un maggior coinvolgimento

Scritto il 28 agosto 2012 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Notizie

Al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC), è stata presentata da  Daiichi Sankyo la Prima Indagine Paneuropea sui Pazienti con Fibrillazione Atriale (EUPS-AF). L’indagine, condotta su 1.507 pazienti in Italia, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna, ha messo in evidenza i bisogni dei pazienti con fibrillazione atriale, con particolare riguardo alla necessità di potenziare l’accesso ai medici curanti e migliorare la qualità della comunicazione medico-paziente sui regimi di trattamento della patologia.

“L’obiettivo dell’indagine – ha dichiarato il prof. José Luis Zamorano, direttore dell’Istituto Cardio-Vascolare all’Università di Madrid – era quello di cogliere il punto di vista del paziente sullo stato dell’arte del trattamento della FA, con riguardo alle aree in cui è possibile migliorare la sua soddisfazione e la sua aderenza alla terapia. È chiaro che i limiti attuali della terapia anticoagulante sono legati alla necessità di un continuo monitoraggio e aggiustamento della dose con il conseguente carico che ricade sul paziente. Adattare i sistemi di cura in funzione delle esigenze dei pazienti risulta cruciale per migliorare l’efficacia e la qualità dell’assistenza”.

Una delle esigenze fondamentali dei pazienti con FA è la necessità di conseguire una maggiore consapevolezza rispetto al proprio regime di trattamento, sebbene gli specialisti tentino di informarli adeguatamente in merito ai trattamenti disponibili e più appropriati. Considerata la complessità della terapia della FA, i pazienti chiedono di essere maggiormente coinvolti nelle decisioni terapeutiche, per assumersi in prima persona la corresponsabilità nella gestione della propria malattia.

“L’ipertensione e la fibrillazione atriale – ha sottolineato Florian Abel, Medical Affairs Director Daiichi Sankyo Europa – sono entrambe patologie croniche con complessi meccanismi di trattamento, che richiedono un notevole impegno da parte del paziente; l’indagine EUPS-AF mostra che gli attuali livelli di soddisfazione dei pazienti con FA riguardo ai trattamenti e l’efficacia dell’assistenza sono sub-ottimali. Anche lo stesso controllo della pressione arteriosa, nonostante le opzioni terapeutiche disponibili, è risultato sub-ottimale. Per questo è fondamentale adottare in Europa standard clinici più avanzati per coinvolgere maggiormente il paziente con FA nella gestione più diretta e responsabile della terapia antipertensiva”.

I limiti delle attuali terapie anticoagulanti

La terapia anticoagulante con gli antagonisti della vitamina K quali warfarin, acenocoumarolo o femprocoumone è ampiamente considerata il trattamento standard per la prevenzione dell’ictus nei pazienti con FA ad alto rischio di ictus. Tuttavia, nonostante la sua efficacia, warfarin viene segnalato ripetutamente nella lista dei farmaci della FDA statunitense a causa dei numerosi eventi avversi associati al farmaco. A causa delle particolari caratteristiche degli antagonisti della vitamina K, quali lo stretto range terapeutico e le molteplici interazioni con farmaci e alimenti, sono necessari ripetuti e costosi monitoraggi per assicurare che l’International Normalized Ratio (INR) si mantenga all’interno del range richiesto; tuttavia, gli studi mostrano che nella maggioranza dei pazienti non si ottiene l’INR richiesto.

Per contribuire alla gestione del carico crescente determinato dalla fibrillazione atriale (FA) e per fornire ai pazienti migliori possibilità terapeutiche per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica, Daiichi Sankyo sta sviluppando un nuovo anticoagulante orale in monosomministrazione giornaliera, Edoxaban, che inibisce in modo specifico, reversibile e diretto il fattore Xa, un importante fattore della cascata della coagulazione. Edoxaban è attualmente oggetto di studio nei trials clinici ENGAGE AF-TIMI 48 per la FA, che coinvolge 21.105 pazienti inoltre 1.000 centri di ricerca in 46 nazioni, con il follow-up più lungo e il più ampio numero di endpoints primari predefiniti tra gli studi sui nuovi anticoagulanti orali (NOAC), e Hokusai-VTE, lo studio clinico di fase 3 più ampio sul trattamento e la prevenzione della del tromboembolismo venoso ricorrente, che coinvolge circa 8.250 pazienti in oltre 400 centri in 38 Nazioni.

Fonte
Comunicato stampa  Daiichi Sankyo

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