La fibrillazione atriale… in pratica

Scritto il 24 gennaio 2012 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Notizie

La fibrillazione atriale è l’aritmia sostenuta di più frequente riscontro, è un importante fattore di rischio e una rilevante voce di spesa sanitaria. Diversi sono stati gli studi effettuati per migliorare la comprensione dei meccanismi alla base della progressione della malattia nonché le ricerche sull’efficacia della terapia antiaritmica.

Nel manualetto Fibrillazione Atriale, il cardiologo Alessandro Capucci rende conto dei progressi che si sono registrati negli ultimi anni in questi settori così come nel campo della cardioversione farmacologica grazie anche all’introduzione in commercio di prodotti innovativi. Tutti progressi che attendono di essere valutati dall’esperienza e da un saggio utilizzo nella pratica clinica.

Capucci prende in esame in modo chiaro e sintetico etiopatogenesi, prevalenza e sintomatologia della malattia e mette a fuoco le coseguenze dell’aritmia, quali l’ictus, lo scompenso e il deficit di memoria. A partire dall’indagine diagnostiche di minima e quelle da valutare caso per caso, presenta la sequenza degli interventi da effettuare per il controllo della frequenza e del ritmo e per la riduzione del rischio tromboembolico nei pazienti con fibrillazione atriale.

Alcuni numeri
La prevalenza della fibrillazione atrialenella popolazione generale risulta essere di circa lo 0,95% nello studio nordamericano ATRIA e dello 0,87% in uno studio scozzese del 2007. Altri studi pubblicati su importanti riviste internazionali sembrano suggerire un trend in aumento: 1,12% e 2,5%. Studi epidemiologici recenti lasciano prevedere che il numero delle persone sofferenti di fibrillazione atriale nel mondo potrebbe arrivare a circa 16 milioni nel 2050. L’incidenza della fibrillazione atriale sembra essere più elevata negli uomini rispetto alle donne (0,22 per anno vs 0,17).

Quali sono i possibili motivi dell’aumento della prevalenza e dell’incidenza?
1. Aumento della popolazione
2. Invecchiamento
3. Maggiore sopravvivenza dei pazienti con patologie correlate alla FA (ipertensione, scompenso, malattia coronarica).

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