Bye-bye Google health
Google Health, dopo solo tre anni di vita, è stato chiuso. La notizia è di quelle che lasciano il segno… A partire dal 1 gennaio 2012 l’operatività del sistema è stata interrotta, impedendo a coloro che hanno attivato una cartella sanitaria personale di consultare, modificare o aggiornare i propri dati. A tali utenti sarà invece concesso, fino al 1 gennaio 2013, di scaricare i propri dati (nei numerosi formati disponibili) affinché possano essere, eventualmente, trasferiti su altri sistemi (1).
La ragione ufficiale della chiusura è stato l’uso di questi servizi considerevolmente minore dell’atteso. Gli utenti che hanno deciso di attivare una cartella sanitaria personale sono infatti da ricercare tra quelli particolarmente “tecnologizzati” o tra gli appartenenti ad alcune nicchie di persone che ruotano intorno al campo del benessere e del fitness. Niente a che vedere con l’uso di massa che contraddistingue altri servizi lanciati dal colosso informatico (per es. Gmail e Google+). D’altra parte la limitata partecipazione degli utenti al progetto è stata la motivazione addotta anche da Revolution Health quando nel 2010 ha preso l’analoga decisione di chiudere il proprio sistema di PHR.
Tuttavia, sono altre, secondo gli analisti più attenti, le vere ragioni che hanno decretato la fine del progetto. Intanto, secondo molti, ha avuto un peso importante l’investimento pari a circa 19 miliardi di dollari (molti dei quali da distribuire come incentivi a medici e ospedali) deciso dall’amministrazione Obama nel 2009 per dotare, nel corso dei successivi 5 anni, tutti i cittadini americani di una cartella clinica elettronica “istituzionale” (e pertanto più affidabile) e facilmente condivisibile che renderebbe superati (almeno negli Stati Uniti) i sistemi di PHR (4) .
Certo è che questo genere di applicazione non ha mai convinto i cittadini americani se è vero che circa il 7% (secondo una recente indagine della California HealthCare Foundation) ha attivato una cartella clinica personale, ma meno della metà degli iscritti la usa. Segno forse che sono altri i veri problemi, a cominciare dalla limitata fiducia dei cittadini a consegnare i propri dati sanitari a terze parti anche quando adeguatamente protetti.
Eugenio Santoro
Laboratorio di Informatica Medica, Dipartimento di Epidemiologia
IRFMN Milano
1. Lohr S. Google to end health records service after it fails to attract users. The New York Times, 24 giugno 2011
2. Santoro E. Le cartelle cliniche personali in rete. Un nuovo modo di controllare le proprie informazioni sanitarie? Ricerca&Pratica 2008; 142: 157-9.
3. Santoro E. Web 2.0 e medicina. Come social network, podcast, wiki e blog trasformano la comunicazione, l’assistenza e la formazione in sanità. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2009.
4. Blumenthal D. Stimulating the adoption of health information technology. N Engl J Med 2009; 360: 1477-9.









