Troppo sale stroppia

Scritto il 4 ottobre 2011 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Notizie

Nonostante i continui avvertimenti il consumo di sale nelle tavole italiane risulta essere ancora troppo elevato. Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non bisognerebbe superare i 5 grammi di sale al giorno, mentre invece il consumo nella popolazione generale italiana adulta risulta pari a 11,2 grammi per gli uomini e a 8,5 per le donne. Negli obesi il consumo di sale è ancora più alto di almeno un grammo e mezzo. Nei soggetti ipertesi il consumo di sale è inferiore ma ancora ben al di sopra delle raccomandazioni dell’OMS, 9,8 grammi al giorno per gli uomini e 7,8 per le donne. E’ quanto emerge dallo studio Minisal, presentato a Roma in occasione del XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana Ipertensione Arteriosa (SIIA).

Il sottoprogetto MINISAL-SIIA, parte del programma Ministeriale “Guadagnare salute”, ha come obiettivo specifico la valutazione del consumo abituale di sodio e di potassio in un campione rappresentativo degli ipertesi italiani afferenti ai centri di ipertensione riconosciuti dalla SIIA. Sono state esaminati circa 1300 pazienti che hanno prodotto una raccolta urinaria delle 24 ore per la misurazione dell’escrezione di sodio e di potassio, il metodo più accurato per valutare l’apporto alimentare di queste due sostanze. Il 52% del campione è di sesso maschile e il 48 % di sesso femminile. L’età media dei partecipanti è pari a circa 60 anni. Un controllo farmacologico soddisfacente della pressione arteriosa (la massima inferiore a 140 e la minima inferiore a 90 mmHg) è stato osservato nel 59% dei pazienti, con percentuali un po’ più alte nelle donne (61%) rispetto agli uomini (57%) e con differenze geografiche significative (Sud = 69%, Centro = 57%, Nord = 52%). Le tre macroregioni differiscono anche significativamente per valori correnti di pressione arteriosa sistolica (rispettivamente 130 per il sud, 135 per il centro e 136 mmHg per il nord) e diastolica (79, 81 e 82 mmHg). L’indice di massa corporea (IMC) è invece un po’ più basso nelle regioni del Nord (27.2) rispetto al Centro e al Sud (28.0 e 28.1, rispettivamente).

Il confronto tra i dati relativi al campione di popolazione generale e quelli relativi agli ipertesi mostra che il consumo di sale dei pazienti ipertesi è più basso di circa 1.5 grammi al giorno negli uomini e di poco più di mezzo grammo nelle donne. Viceversa, l’apporto alimentare di potassio è sovrapponibile. I dati preliminari dello studio MINISAL-SIIA indicano quindi che il consumo di sale negli ipertesi italiani, per quanto inferiore a quello della popolazione generale di pari età, rimane ben al di sopra delle raccomandazioni delle Linee guida delle società scientifiche europee e, più in generale, dell’OMS, mentre l’apporto di potassio, che si basa soprattutto sul consumo di frutta e verdura, è nettamente al di sotto. Anche negli ipertesi, come nella popolazione generale, il consumo di sale è fortemente correlato al grado di sovrappeso. E’ verosimile che una maggiore attenzione sia all’aumento di peso che all’utilizzo eccessivo del sale, favorirebbe un miglioramento più soddisfacente del controllo pressorio.

“Siamo molto lontani dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui non bisognerebbe superare i 5 grammi di sale al giorno: un obiettivo raggiunto solo da una persona su dieci nella popolazione generale e dal 15% degli ipertesi. A questo scopo non è sufficiente ridurre il sale a tavola e in cucina (preferendo sempre sale iodato), in quanto i due terzi del nostro consumo di sale è dovuto al sale aggiunto nel processo di preparazione industriale agli alimenti che acquistiamo già confezionati . E’ indispensabile quindi avviare un processo di riformulazione di questi prodotti attraverso un negoziato globale con l’industria, tenendo presente anche l’opzione alternativa di un provvedimento legislativo. La parziale sostituzione del sale da cucina con i sostituti del sale (impoveriti in sodio e arricchiti in potassio) può essere d’aiuto ma non è ovviamente la soluzione del problema” – dichiara Pasquale Strazzullo, direttore del centro per l’ipertensione dell’Università Federico II di Napoli e responsabile dello studio Minisal. “Se si riuscisse a ridurre l’apporto giornaliero di sale attraverso un provvedimento di tipo dietetico e rispettare la quantità raccomandata dall’OMS, si potrebbero ridurre gli eventi cardiovascolari del 25-30%” – dichiara Alberto Morganti, Presidente della SIIA.

4 ottobre 2011

Fonte
Ufficio stampa SIIA 2011.

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