Ecocardiografi portatili? Mettiamo i puntini sulle i

Scritto il 26 settembre 2011 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Interviste

ecoscopi portatili

Intervista a Rosa Sicari, Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa.

Sono grandi poco più di un palmare. Elaborano immagini spettacolari. Quando li vedi ti innamori. I device di imaging portatili sono certamente utili, ma è importante mettere bene in chiaro quali sono le loro potenzialità e applicazioni per prevenire il cattivo uso e abuso. Se ne è discusso al Congresso Europeo di Cardiologia, dove Rosa Sicari dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa ha presentato le raccomandazioni della European Association of Echocardiography (EAE) sull’uso di questi nuovi strumenti.

“Il primo punto da chiarire – ci spiega Rosa Sicari – è che si tratta di strumenti diagnostici a ultrasuoni che vanno a completare l’esame fisico del paziente e aiutano quindi il medico nella valutazione clinica del paziente. Sono degli strumenti potenti perché hanno una qualità dell’immagine molto alta; ma dobbiamo tenere in considerazione che – per le loro caratteristiche tecniche e le loro funzioni – questi apparecchi portatili non possono essere considerati degli ecocardiografi ma è meglio definirli ecoscopi.”

Le funzionalità di questi device portatili sono infatti essenziali: utilizzano la tecnologia a ultrasuoni, forniscono una ecografia bidimensionale con immagini anatomiche in scala dei grigi e immagini a colori del flusso sanguigno in tempo reale, ma mancano di tutte le tecniche quantitative che si possono utilizzare con i normali ecocardiografi.

Dottoressa Sicari, con il documento dell’EAE si vuole richiamare l’attenzione dei cardiologi sulle potenzialità dei device di imaging portatili…

Sì, ma non solo dei cardiologi. Consideriamo che questi dispositivi vanno in mano ad ecocardiografisti e cardiologi e anche, e in particolare, ad internisti e medici di medicina generale che non hanno un’esperienza pratica per l’utilizzo di apparecchi di imaging diagnostico. Da qui la necessità di definire indicazioni, competenza e training, sintetizzate in un documento ufficiale dell’Associazione europea di ecocardiografia.

Iniziamo con il delineare i campi di applicazione. Quando servono?

Con il nostro documento abbiamo posto alcune indicazioni generali. Questi strumenti trovano applicazioni in diversi ambiti: dalla terapia intensiva e dalle unità coronariche, alla prima valutazione in ambulanza, fino allo screening negli studi di popolazione e sicuramente nel training dei cardiologi o per chi si avvicina alla tecnica dell’ecocardiografia.

Sono utilizzabili da chiunque?

Non esattamente. Uno dei punti delle nostre raccomandazioni riguarda infatti la formazione. Dovrebbe essere obbligatorio un training nel campo degli ultrasuoni per quelle figure professionali che non hanno già familiarità con queste strumenti diagnostici né esperienza. È fondamentale avere conoscenza della patofisiologia cardiocircolatoria. Questo è un aspetto importante soprattutto in un campo come quello dell’ecocardiografia che già soffre di una serie di problemi legati a una tecnica operatore dipendente:  il rischio di diagnosi errate e, soprattutto, di non individuare malattie gravi è maggiore se l’operatore non è specializzato nella metodica. Le tecniche di imaging richiedono una competenza certificata per poter essere utilizzate. Deve essere chiaro che la tecnologia non è pericolosa di per sé, ma che bisogna saperla usare. Questo principio vale tanto per le tecnologie complesse, quanto per quelle apparentemente più semplici come gli ultrasuoni.

Per l’acquisto di questi strumenti non viene richiesta una certificazione di competenza?

La aziende produttrici di ecocardiografi portatili per prime hanno avuto un atteggiamento prudente. Nella descrizione del device indicano quali sono i limiti diagnostici di queste apparecchiature. Inoltre hanno sponsorizzato corsi di formazione  per medici di medicina generale e di medicina interna  proprio per il timore di un utilizzo improprio dello strumento senza una formazione adeguata.  Sono dell’idea che questa prudenza non dovrebbe interessare tanto il produttore ma piuttosto coloro che si occupano della formazione dei medici.

Quando ha presentato il documento dell’EAE al Congresso di Parigi quali sono stati i commenti in sala?

La platea era per lo più composta da ecocardiografisti e da cardiologi che hanno familiarità con gli ultrasuoni. La preoccupazione principale emersa alla presentazione del documento a Parigi è stata quella di indicare un training specifico. Proprio in questa direzione si sta muovendo il Comitato di education dell’Associazione che sta progettando dei corsi online per il training di base per gli operatori sanitari non esperti in strumenti a ultrasuoni che devono quindi acquisire una conoscenza di base per poter fare uso degli ecoscopi.

Questi device sono sul mercato da un paio di anni. Ci sono abbastanza evidenze per un loro utilizzo nella pratica clinica?

Sono stati condotti diversi studi. I primi pubblicati riguardano per lo più la concordanza dei parametri misurabili con questi device portatili e con gli ecocardiografi ad alta tecnologia. Quest’anno è stato pubblicato un interessante studio che ha messo a confronto l’utilizzo di queste metodiche da parte di ecocardiografisti esperti ed ecografisti in training.  Si stanno poi svolgendo altre ricerche di telemedicina sull’impiego di questi strumenti in ambienti ostili (come ad esempio l’alta montagna) dove possono essere utilizzati perché oltre alle piccole dimensioni non richiedono corrente elettrica. Sul JACC imaging è in corso di pubblicazione uno studio sulla trasmissione attraverso telefonia mobile delle immagini acquisite in periferia a una sede centrale per lettura centralizzata dell’esame da parte di operatori esperti.

Una curiosità. Lei possiede un ecocardiografo portatile?

Si l’ho acquistato. Questi sono strumenti molto potenti, con un’alta qualità dell’immagine che in ecocardiografia è un requisito fondamentale perché la diagnosi è possibile solo con immagini di buona qualità.

Abbiamo quindi a disposizione una tecnologia di alto livello…

È una tecnologia molto utile ma ancora sottoutilizzata. Noi cardiologi non ne sentiamo la necessità perché disponiamo  di macchine di altra qualità, ma tutte le altre categorie di medici sì. O perlomeno dovrebbero sentirne la necessità perché se non si “guarda” al cuore del paziente e quindi se non si usa l’imaging si può incorrere in una diagnosi sbagliata.  È un potente strumento di visualizzazione che, completando l’esame fisico del paziente, consente la diagnosi di numerose malattie cardiache.

Le raccomandazioni della European Association of Echiocardiography in quattro punti
1. Classificazione e rispettive indicazioni. I dispositivi di imagingportatili non forniscono un esame ecocardiografico completo; dunque le indicazioni per il loro utilizzo sono limitate.2. Refertazione. Nella produzione e archivio del referto dell’esame effettuato con i device portatili deve essere riportata come parte dell’esame fisico del paziente; le immagini devono essere acquisite e archiviate secondo gli standard nazionali adottati per gli esami tecnici.

3. Training e certificazione. Fatta eccezione per ecocardiografi che secondo la legislazione nazionale sono certificati per svolgere l’ecocardiografia, è raccomanda per chiunque faccia uso di questi dispositivi un training specifico e una certificazione. Quest’ultima dovrebbe essere limitata ai quesiti clinici ai quali queste apparecchiature potenzialmente possono rispondere.

4. Informazioni ai pazienti. Attraverso il consenso informato i pazienti devono essere correttamente avvisati che l’esame con la nuova generazione dei device di imaging portatili non sostituisce in toto il tradizionale ecocardiogramma.

25 settembre 2011
laura tonon

Bibliografia

  1. Hot topics in echocardiography: the position of the European Association of Echocardiography. ESC Congress 2011.
  2. Sicari R, Galderisi M, Voigt JU, et al. The use of pocket-size imaging devices: a position statement of the European Association of Echocardiography. European Journal of Echocardiography 2010; 12: 85-7.

2 Comments on “Ecocardiografi portatili? Mettiamo i puntini sulle i”

  1. Ecocardiografi in tasca | dottprof.com

    [...] “Ecoscopi”, precisa Rosa Sicari del CNR di Pisa. Un’intervista interessante su Hypertension.it [...]

  2. CESARE BIANCO

    era ora che fossero disponibili !!!

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