Dispositivi cardiaci: come, quando e perché

Scritto il 28 luglio 2011 da Redazione in Dai congressi e dalle riviste, Notizie

L’Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione (AIAC) aggiorna le sue linee-guida all’impianto dei dispositivi cardiaci, elettrici, impiantabili: pacemaker, dispositivi per la resincronizzazione cardiaca, defibrillatori automatici, loop recorder impiantabili. L’edizione 2011, che fa seguito a quella prodotta nel 2006, è in corso di pubblicazione sul Giornale italiano di aritmologia e cardiostimolazione, la rivista ufficiale dell’Associazione destinata a tutti gli aritmologi italiani. “La nostra idea è di diffonderle in una seconda fase attraverso altre riviste nazionali per raggiungere, oltre ai soci AIAC, tutti i cardiologi e infermieri del territorio nazionale”, commentano Maurizio Lunati, co-chairman del gruppo di lavoro AIAC delle linee-guida, e Maria Grazia Bongiorni, Presidente dell’AIAC.

Cosa è cambiato rispetto alla precedente edizione? È stata fatta una completa e aggiornatissima revisione del testo, della bibliografia, delle raccomandazioni. Le novità più rilevanti riguardano le nuove indicazioni emergenti nel campo della resincronizzazione cardiaca (CRT), trattamento non farmacologico preziosissimo e di grande efficacia dello scompenso cardiaco, patologia in crescita rilevante , responsabile del 5-10% di tutte le ospedalizzazioni, la più frequente causa di ricovero oltre i 65 anni di età.

Un’altra novità importante è l’aggiunta di un nuovo capitolo, dedicato specificamente all’impianto dei loop recorder, cioè dei registratori holter impiantabili. Questi dispositivi sono in grado di registrare e memorizzare alterazioni del ritmo cardiaco non solo durante l’evento ma anche nel periodo antecedente e successivo ad esso con una duplice modalità di registrazione (manuale ed automatica). Per queste caratteristiche il loop recorder impiantabile è particolarmente utile nei casi di episodi sincopali ad eziologia indeterminata e nei pazienti sintomatici per cardiopalmo con episodi ricorrenti ma non frequenti. Nelle linee guida l’AIAC ricorda che i modelli più recenti di questi dispositivi sono compatibili con gli attuali sistemi di monitoraggio remoto al fine di ottimizzare le risorse, minimizzare i follow-up ambulatoriali e di migliorare la compliance e la qualità di vita dei pazienti. I sistemi di telemonitoraggio permettono di visualizzare in ogni momento i dati attuali e pregressi, rendendo possibile una rilevazione precoce di eventi asintomatici e una diagnosi documentata. Le raccomandazioni aggiornate e raccolte dal gruppo di lavoro dell’Associazione rappresentano un documento importante per una pratica clinica basata sulle prove di efficacia.

Maurizio Lunati sottolinea che una delle difficoltà maggiori è implementare nel lavoro quotidiano le raccomandazioni basate sulle evidenze: è importante fare in modo che le linee-guida non restino un mero documento di carta ma trovino una loro utilità e applicazione. “La mission delle linee-guida è quella di aiutare il medico nella pratica clinica quotidiana, fornendogli supporti scientifici, suggerendogli disponibilità terapeutiche, ma mai forzandolo nella sua scelta o ingabbiandolo all’interno di schemi destinati a limitare la sua autonomia decisionale”, continua Lunati. “Le indicazioni riportate vogliono essere un suggerimento della strada da percorrere e da applicare sulla base della propria esperienza e nella specificità del caso clinico che ci si trova ad affrontare”.
Le raccomandazioni sono elaborate riferendosi a un paziente standard ma devono essere interpretate e applicate tenendo in considerazione l’unicità del paziente e della sua malattia.
Nell’applicazione della linea-guida la figura del paziente è dunque nodale: “Una raccomandazione può essere applicata quando sono soddisfatte le condizioni indicate nelle linee-guida, a patto che il paziente sia adeguatamente informato su eventuali alternative, che il paziente abbia prospettive di vita di qualità adeguata, che non presenti altre condizioni incorreggibili che potrebbero compromettere i benefici attesi, che ci siano le condizioni tecnico operative della struttura non solo per l’impianto ma anche – e soprattutto – per il follow up successivo e l’utilizzo di tutti i benefici del dispositivo”. In sintesi, fare tutto quanto è necessario e al meglio, secondo una pratica clinica basata sulle prove e centrata sul paziente.

“L’AIAC – conclude Maria Grazia Bongiorni – si augura che il lavoro svolto per la realizzazione di queste linee-guida, possa realmente aiutare non solo il cardiologo e l’aritmologo, ma anche l’internista nella scelta della migliore terapia per il loro singolo paziente; tutto questo in un momento storico importante dove sempre più spesso il medico è coinvolto nella gestione della spesa sanitaria, nella valutazione della costo-efficacia e dell’appropriatezza delle terapie utilizzate, rispettando al massimo la centralità del paziente.”

Laura Tonon
Think2it

27 aprile 2011

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