Cateterismo cardiaco

Scritto il 25 luglio 2011 da Redazione in Per il paziente, I miei esami

Il cateterismo cardiaco è usato in genere per decidere se è tecnicamente realizzabile un intervento chirurgico in pazienti con coronaropatia, cardiopatie congenite, scompenso cardiaco, o disturbi di conduzione. Fornisce informazioni anatomiche sulle camere cardiache, le arterie coronarie, le valvole, il miocardio ed i grossi vasi.

Con il catetere per l’iniezione di mezzo di contrasto radiopaco, si possono realizzare angiogrammi. Si registra il flusso di sangue attraverso il cuore e le valvole e si calcolano i gradienti valvolari, la gittata cardiaca e le resistenze vascolari. Si possono anche eseguire la biopsia endomiocardica e la valutazione dell’attività elettrica endocavitaria.

Il cateterismo arterioso permette il monitoraggio continuo della PA e il prelievo di sangue arterioso per l’emogasanalisi. Le indicazioni comprendono l’ipertensione maligna, l’IMA complicato, i politraumi, la chirurgia cardiovascolare, l’edema polmonare, la polmonite e le patologie che richiedono terapia parenterale con farmaci inotropi o vasoattivi (per esempio shock cardiogeno o settico). I cateteri arteriosi sono inseriti per via transcutanea nelle arterie radiale, femorale, ascellare, brachiale, dorsale del piede e (nei bambini) temporale.

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