Sartani e rischio di tumore: nell’incertezza più trasparenza

Scritto il 6 luglio 2010 da Redazione in Confronti, Notizie

Vi sono elementi  di forza e altri di criticità nello studio pubblicato. Gli elementi di forza consistono nella ricerca approfondita di tutti gli studi disponibili e  nel grande numero di pazienti arruolati; inoltre va sottolineato che si tratta di clinical trial e non di studi osservazionali, in cui è meno presente il rischio bias di selezione. Le criticità stanno nel fatto che lo studio è uno studio post hoc e che non in tutti gli studi gli end point comprendevano  l’ipotesi dell’insorgenza di cancro.

Quindi, le conclusioni dello studio devono essere prese con un sano scetticismo; sarà molto importante approfondire l’indagine, ricorrendo ai dati delle Aziende farmaceutiche e non pubblicati.

È però importante discutere cosa devono fare i medici prescrittori, fino a quando nuovi dati non saranno disponibili, e quale dovrebbe essere l’approccio delle autorità regolatorie, nazionali ed europee (non dimentichiamo che telmisartan, irbesartan e valsartan sono farmaci con una registrazione centralizzata europea) per aiutare i prescrittori in questo frangente.

Pur con tutte le cautele necessarie, la metanalisi di Sipahi genera un segnale di allarme che non va sottovalutato. Sarebbe sbagliato sulla base di questi soli dati sottrarre i sartani a pazienti che ne hanno bisogno, ma il criterio di precauzione suggerisce di essere molto cauti nei confronti di pazienti che assumono sartani in assenza di una specifica indicazione. La pressione promozionale ha portato in questi anni (per lo meno in Italia) ad una iperprescrizione dei sartani, non solo nei pazienti intolleranti agli ACE inibitori (che resta l’indicazione elettiva di questa classe di farmaci).
Il suggerimento corretto dovrebbe quindi essere, fino a quando perdurerà l’incertezza, di prescrivere i sartani solo ai pazienti con specifica indicazione.

In una situazione come quella attuale, in cui viene pubblicato uno studio che genera un segnale di allarme non ancora ben definito, sarebbe utile che  le autorità regolatorie fornissero un parere scientifico – basato sulle migliori evidenze possibili – ai medici prescrittori che, ogni giorno, devono affrontare il problema di come trattare i propri pazienti.

Essere chiari e trasparenti non solo aiuterebbe i medici nel loro difficile lavoro di diagnosi e cura, ma aumenterebbe la fiducia dei medici e del pubblico nei confronti delle Autorità regolatorie nazionali ed europea.

Mauro Venegoni
Centro regionale Farmacovigilanza di Milano.

Bibliografia

  1. Sipahi I, Debanne SM, Rowland DY, et al. Angiotensin-receptor blockade and risk of cancer: Meta-analysis of randomized controlled trials. Lancet Oncology 2010; 11:  627-36.
  2. Nissen SE. Angiotensin-receptor blockers and cancer: Urgent regulatory review needed. Lancet Oncology 2010;  11: 65-6.

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