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Scritto il 19 gennaio 2009 da Redazione in Glossario

Infarto cardiaco

Fa paura, questo è sicuro. Il guaio è che ne fa troppa quando arriva e troppo poca prima. Di per sé è solo questo: la morte di una zona più o meno grande del cuore per il blocco del rifornimento di sangue e quindi di ossigeno. Blocco dovuto a una trombosi.
Tutto si svolge in una delle coronarie, le arterie del cuore.
Ogni anno milioni di persone subiscono un infarto che, in un terzo circa dei casi, risulta letale. Rappresenta la causa più frequente di morte nei paesi industrializzati.
Gli uomini sono colpiti da infarto più spesso delle donne, i fumatori più dei non fumatori e i figli di un soggetto morto per infarto muoiono più facilmente per questa causa.
Altri fattori di rischio sono, età, alimentazione poco sana, stress, obesità e malattie come diabete, ipertensione colesterolo troppo alto (in particolare LDL).
Il sintomo caratteristico è un dolore improvviso al centro del torace, ma la persona in genere lamenta affanno, è agitato, ha la pelle fredda e sudata, ma ci sono casi con sintomi banali così che l’episodio passa inosservate e può essere scoperto a esami successivi.
In genere i sintomi e, in particolare, il dolore dell’infarto sono inconfondibili, ma comunque a conferma e per i dubbi ci sono aiuti diversi oggi. Il primo è l’ecg che indica alterazioni dell’attività elettrica del cuore, il secondo è l’aumento di 2 componenti del sangue, l’enzima creatinfosfochinasi (CPK-MB) e la proteina Troponina T.
All’inizio, ovvero nelle prime opre la maggior parte dei decessi per infarto miocardico si verifica per un’aritmia – la fibrillazione ventricolare – che altera gravemente l’azione di pompa del cuore Anche per questo, la cosa migliore è che la persona stia in un reparto specializzato, l’Unità Coronaria dove è controllato di continuo. Il personale infermieristico e medico è specializzato nel riconoscere le aritmie e trattarle tempestivamente.
Oggi si muore meno in caso d’infarto anche grazie alle cure. Una risorsa sono i farmaci trombolitici per cercare di dissolvere il trombo Le persone che arrivano entro le prime ore dall’infarto sono sottoposti a queste cure per dissolvere il trombo. Un’altra risorsa è l’angioplastica (dilatazione delle coronarie ristrette), che può essere successiva alla terapia trombolitica. Può essere preso in considerazione anche un intervento di by-pass. Inoltre, in passato, alle persone si raccomandava il riposo a letto per 2 settimane dopo l’infarto, oggi sono incoraggiati ad alzarsi nel giro di pochi giorni.

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