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Scritto il 19 gennaio 2009 da Redazione in Glossario

Fattore di rischio

Se siete brilli e vi mettete alla guida avrete per forza un incidente? No, ovviamente.
E neppure se andate come pazzi spericolati. Ci sono buone ragioni per andare in macchina brilli e veloci? Se rispondete sì, auguri, se rispondete no avete capito cos’è un fattore di rischio.
Le malattie di cuore non hanno una causa necessaria e sufficiente, almeno non ne abbiamo trovate sinora. Sappiamo invece che ci sono fattori con una maggiore probabilità che la malattia si manifesti, i fattori di rischio. Per essere considerato tale, un fattore deve rispondere a certi criteri, non solo quello della ricorrenza ovvero della forza dell’associazione e della relazione dose-risposta, ma anche gli altri due che tanto maggiore l’esposizione, tanto maggiore il rischio e che è plausibile che il fattore di rischio abbia a che fare qualcosa con la malattia.
Le novità degli ultimi anni sono state che:
· primo, hanno più importanza le variazioni piccole ma diffuse dei fattori di rischio che quelle più significative ma proporzionalmente più rare.
· secondo, in presenza di più fattori, questi moltiplicano i loro effetti anziché sommarli.
Un fumatore con un modesto incremento del colesterolo e della pressione arteriosa corre un rischio maggiore di morte coronarica rispetto a un non fumatore con ipertensione seria o ipercolesterolemia marcata. Questo ha fatto coniare il concetto di rischio totale per indicare quello che la singola persona Le novità degli ultimi anni corre per la coesistenza di più fattori di rischio.

Fibrillazione cardiaca

“È tutto in fibrillazione”, “È un fibrillare di idee e iniziative”, sono modi di dire comuni. Suggeriscono attività frenetiche e assenza di ordine, sommovimenti non distruttivi e andamenti imprevedibili. Anche per la fibrillazione cardiaca è così: il polso non è ritmico, il cuore non batte con ordine. L’intervallo tra una contrazione e l’altra cambia di continuo. La cosa non è sempre grave, però. Le conseguenze dipendono dalla frequenza del battito e, soprattutto, dal fatto che la fibrillazione interessi gli atrii o i ventricoli.
Nel caso più comune – la fibrillazione atriale – gli atrii battono in modo irregolare e molto rapido (300-500 battiti al minuto), ma non tutti i battiti passano raggiungono i ventricoli. Di conseguenza questi battono in modo irregolare a una velocità di 80-160 battiti al minuto. In caso di fibrillazione ventricolare le cose son molto più serie perché i ventricoli smettono di pompare. Si ha arresto cardiaco. Urge la defibrillazione.
Le cause? Praticamente tutte le forme di malattia cardiaca di vecchia data con ingrossamento degli atrii. I sintomi? Dal nulla alla palpitazione, al dolore toracico provocato da ridotto afflusso di sangue.

Flebite

Il prefisso flebo- sta per vena, la desinenza -ite indica infiammazione. Conclusione: parliamo di un’infiammazione della vena. Ma è uno dei casi in cui la disgrazia non vien da sola, per definizione. Una vena infiammata stimola la coagulazione di sangue e la formazione di trombi sicché spesso si ha una tromboflebite. Vederne una colpisce. L’aspetto è caratteristico: sembra di vedere un cordoncino tortuoso sotto una pelle arrossata e dolente.

Flebotrombosi

Se flebo- sta per vena e trombosi è l’accumulo di materiale sanguigno (soprattutto piastrine), la conclusione è semplice: parlasi di flebotrombosi se una vena si chiude per effetto di un tappo biologico.
Possono esserci molte cause, ma il caso in cui la si trova più di frequente è quella della signora obesa che si muove poco. C’è da far i conti con due cose:
· primo, nelle vene il sangue non avanza perché c’è una pompa che spinge, come succede nelle arterie, ma perché le vene sono spremute dai movimenti dei muscoli
· secondo, se il sangue delle vene si muove con difficoltà, aumenta la tendenza alla trombosi.
Ebbene, nella gamba di una persona molta grassa – obesa – i tessuti sono sotto tensione e le vene strangolate. E siccome il corpo è tutto pesante, la persona tende a muoversi meno e con più lentezza. Il sangue avanza con difficoltà, si ferma, si muove a fatica.
Ci sono tutte le condizioni per una flebotrombosi.

Frequenza cardiaca

In certi piccoli uccelli e mammiferi il cuore batte con una frequenza di 200-400 battiti al minuto. Sai che stress. A noi le cose vanno meglio. La maggior parte delle persone ha una frequenza cardiaca – numero di battiti per minuto – compresa tra 60 e 100, a riposo. Un valore che resta praticamente invariato tutta la vita, sebbene sia maggiore nell’infanzia e minore negli anziani. Gli sportivi hanno, a riposo, una frequenza minore perché il cuore allenato pompa il sangue come un cuore non allenato pomperebbe il sangue a una frequenza maggiore. L’attività fisica o le emozioni aumentano la frequenza perché aumenta la produzione di due ormoni (adrenalina e noradrenalina) nelle ghiandole surrenali e di noradrenalina da parte delle fibre nervose che controllano il ritmo cardiaco. Il riposo e il rilassamento hanno l’effetto contrario.
Il sistema più semplice per misurare la frequenza e il ritmo (regolarità del battito) cardiaci è la manovra che il medico fa di routine: sentire il polso. È il battito trasmesso all’arteria radiale. Un’alternativa più professionale, che offre più informazioni è auscultare il cuore con un fonendoscopio appoggiato poco sotto il capezzolo sinistro. Per gli ossessivi o in casi di dubbi seri, infine, c’è la registrazione elettrocardiografica.

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