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Il primo forum italiano sul BVS


A Catania, il 4 e 5 dicembre, i più importanti esperti mondiali di cardiologia interventistica si sono incontrati per fare il punto sull’utilizzo degli stent medicati e, in particolare, del nuovo dispositivo bioriassorbibile BVS. Il BVS – Bioresorbable Vascular Scaffold (AbsorbTM-Abbott®) è un dispositivo temporaneo che assomiglia ad una piccola struttura cilindrica, unico nel suo […]


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Cure intensive o cure palliative?


Il dilemma del cardiologo di fronte al paziente con malattia terminale. Sul Giornale Italiano di Cardiologia l’editoriale di Marco Bobbio. (altro…)


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ESH 2013: si alzano i sipari…


Oggi a Milano si apre il 23esimo meeting della Società europea dell’ipertensione, considerato il più grande evento sull’ipertensione arteriosa nel mondo. Dal 14 al 17 giugno i cardiologi proveniente da tutti i paesi europei e non solo si confronteranno su quanto c’è di nuovo nella ricerca sulla ipertensione arteriosa e sulla protezione della malattia cardiovascolare. […]


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Come stanno gli italiani?


Un italiano su due è iperteso, uno su quattro è obeso, uno su tre ha la glicemia alta ma non sa di averla. Un italiano su cinque è fumatore. Lo dicono i dati epidemiologici della seconda indagine dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey presentati al 44° Congresso ANMCO. Condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con la […]


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Rendere facili le scelte salutari


I cambiamenti nella società e le influenze commerciali hanno portato ad un ambiente umano non salutare, dove le scelte automatiche dello stile di vita aumentano di fatto il rischio cardiovascolare. La sfida per le autorità centrali e locali sta nell’assicurare scelte di default più salutari. Sul Giornale Italiano di Cardiologia un interessante position paper sintetizza […]


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Quei disturbi respiratori del sonno…


Il corso ECM “I disturbi respiratori nel sonno e patologie cardiovascolari: nuove evidenze scientifiche” arriva anche a Milano. Due giornate di lavoro il 18 e il 19 giugno, all’Ospedale S. Raffaele Turro, dedicate a come fare una corretta diagnosi delle apnee ostruttive del sonno e a come trattarle precocemente per un’efficace prevenzione delle malattie cardio […]


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Il paradosso del sale


Il quanto basta delle ricette di cucina non va bene in prevenzione cardiovascolare. La quantità di sale deve essere misurata perché il troppo stroppia: aumenta la pressione arteriosa e tutte le sue complicanze cardiovascolari associate. Non a caso l’OMS raccomanda di non superare i 5 grammi di sale da cucina al giorno che corrispondono a […]


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L’arte del risparmio in Cardiologia


La farmacoeconomia rappresenta ancora un concetto astratto per una buona parte di medici che, nell’ottica di offrire ai pazienti le migliori terapie disponibili, considerano ogni sorta di limite economico come una delegittimazione del diritto alla salute del cittadino. Una tanto nobile ideologia è tuttavia destinata a scontrarsi con la natura “finita” delle risorse che impone […]


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Rendere facili le scelte salutari

I cambiamenti nella società e le influenze commerciali hanno portato ad un ambiente umano non salutare, dove le scelte automatiche dello stile di vita aumentano di fatto il rischio cardiovascolare. La sfida per le autorità centrali e locali sta nell’assicurare scelte di default più salutari. Sul Giornale Italiano di Cardiologia un interessante position paper sintetizza le evidenze ad oggi disponibili in merito agli effetti dei cambiamenti a livello di popolazione sui fattori di rischio cardiovascolare e raccomanda una serie di azioni strutturali per la salute, utili a decisori politici e non solo, per una efficacia prevenzione cardiovascolare di popolazione.

Come è ormai noto le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità in Europa, con oltre 4,3 milioni di morti nel 2005 (una morte ogni due). Oltre il 40% di queste morti sono premature in quanto avvengono prima dei 75 anni (1,8 milioni di morti). Molte di queste morti sarebbero evitabili intervenendo sui fattori di rischio cardiovascolare modificabili. Diventa quindi prioritario incentivare delle strategie di prevenzione che siano indirizzate non solo al singolo individuo ma anche e ancor di più all’intera popolazione. Gli autori del position paper ci ricordano il principio ancora oggi attuale  di Geoffrey Rose secondo cui è possibile ottenere grandi benefici in termini di salute pubblica qualora gli sforzi dedicati alla prevenzione si concentrino sulla totalità della popolazione piuttosto che prevalentemente sugli individui ad alto rischio.  Una considerazione fondamentale è l’intervento per promuovere e mantenere il basso rischio cardiovascolare o profilo di rischio favorevole sin dall’infanzia nell’intera popolazione (vedi l’intervista a Simona Giampaoli).

Gli autori del position paper hanno quindi voluto esaminare e sintetizzare le evidenze disponibili relative ai più importanti fattori di rischio cardiovascolare modificabili: alimentazione, sedentarietà, abitudine al fumo e consumo alcolico. Per ciascuno fattore di rischio hanno presentato le politiche di promozione della salute e strategie gestionali più appropriate che potrebbero e dovrebbero essere tese a livello di popolazione per raggiungere una riduzione significativa delle  malattie cardiovascolari.  Le strategie di popolazione si focalizzano sia su misure di natura fiscale quali la tassazione e sussidi, sia su politiche internazionali, nazionali e regionali, come ad esempio le politiche antifumo, le regole del marketing e per produzione degli alimenti, nonché su variabili ambientali.

In sintesi, per quanto concerne la alimentazione che è un’area complessa vengono contemplate diverse strategie che possono rivelarsi efficaci nell’aumentare  il consumo di frutta e verdura e nel ridurre quello di sale, grassi saturi e trans, e zuccheri. Per combattere invece la sedentarietà attraverso dei cambiamenti nelle politiche nazionali e nell’ambiente edificato è possibile  integrare l’attività fisica nella vita quotidiana. L’uso di tabacco ed alcool può essere regolamentato principalmente attraverso misure fiscali e politiche nazionali ma, spiegano gli autori, anche le risorse locali giocano un ruolo importante.

Il position paper

Jørgensen T, Capewell S, Prescott E, et al. Cambiamenti a livello di popolazione per promuovere la salute cardiovascolare. G Ital Cardiol 2013; 14: 393-403 (PDF: 723 Kb)

Fonte

www.giornaledicardiologia.it

 

Conflitto di interessi… ancora

Un problema ineliminabile che deve essere contenuto. La disclosure è solo un palliativo che potremmo abbandonare. La massima trasparenza dei dati e dei processi decisionali potrebbero facilitare il controllo del conflitto di interessi. Ma quello che serve è l’onestà delle persone e la consapevolezza che molti dati della ricerca sono condizionati da interessi di natura economica, commenta Marco Bobbio, cardiologo dell’AO S. Croce e Carle di Cuneo, in un’intervista video rilasciata al 44° Congresso ANMCO.

 
 

 

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Tra lo scrivere e il pubblicare c’è di mezzo…

Il paradosso del sale

Il quanto basta delle ricette di cucina non va bene in prevenzione cardiovascolare. La quantità di sale deve essere misurata perché il troppo stroppia: aumenta la pressione arteriosa e tutte le sue complicanze cardiovascolari associate. Non a caso l’OMS raccomanda di non superare i 5 grammi di sale da cucina al giorno che corrispondono a circa 2 grammi di sodio. Si stima che diminuendo il consumo di sodio a meno di 2 grammi si può ridurre la pressione sistolica fino a 8 millimetri di mercurio e la diastolica fino a 4, che a sua volta di traduce alla lunga in una riduzione di infarti del miocardio e di ictus.

Mentre prendono piede le politiche sanitarie per ridurre il consumo di sale (in Italia è tra gli obiettivi del programma nazionale Guadagnare salute), continua la querelle scientifica sulla corretta quantità di sale da assumere con la dieta.

Gli italiani quanto sale consumano? A conti fatti, il sale è un amico o un nemico della salute?
Risponde Luigi Palmieri dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

 
Nel 2011 una revisione della Cochrane concludeva che l’apporto di sale non aumenta ma nemmeno riduce il rischio di malattie cardiovascolari: una conclusione che sollevava dei dubbi sulle evidenze di importanti studi epidemiologici quali Intersalt e Intermap condotti su oltre 10 mila uomini e donne di 32 Paesi diversi che avevano messo in evidenza la stretta relazione esistente tra l’assunzione di sodio e la pressione arteriosa sistolica, nonché la prevalenza dell’ipertensione arteriosa nella popolazione.

L’editoriale del Lancet di questa settimana riporta che a maggio l’Institute of Medicine of the National Academies USA ha pubblicato un rapporto di oltre 100 pagine secondo cui ridurre eccessivamente l’apporto di sale potrebbe non fare bene. La revisione di 39 trial clinici conclude che un consumo giornaliero inferiore di 2300 mg al giorni potrebbe perfino aumentare alcuni fattori di rischio cardiovascolare (lipidemia e insulina resistenza) e potenzialmente innescare problemi cardiaci. Inoltre, nessuna evidenza suggerisce un beneficio associato a un consumo di sale ultra basso inferiore a 1500 mg / die.

Tuttavia data l’alta eterogeneità degli studi e il fatto che gli effetti della riduzione dell’apporto di sale sugli esiti di salute non sono sempre distinguibili dagli altri cambiamenti del regime alimentare – precisa lo stesso Rapporto dell’Institute of Medicine – è difficile arrivare a delle conclusioni certe. Servono altri studi per colmare questa lacuna di dati, in particolare per quanto riguarda gli effetti di un consumo giornaliero di sale di 1500-2300 mg in gruppi differenti della popolazione.

Come conclude il Lancet bisogna essere cauti nell’interpretare il rapporto dell’Institute of Medicine che non suggerisce di usare liberamente il sale senza misura. La conclusione da trarre è che accanto ai governi che definiscono obiettivi per ridurre l’assunzione di sale e alle industrie alimentari che lavorano per rimuoverlo dai loro prodotti è prioritario disegnare studi ampi ad hoc per comprendere a fondo i rischi e i benefici legati al consumo di sale.

L’arte del risparmio in Cardiologia

cover-gic-giu13-150La farmacoeconomia rappresenta ancora un concetto astratto per una buona parte di medici che, nell’ottica di offrire ai pazienti le migliori terapie disponibili, considerano ogni sorta di limite economico come una delegittimazione del diritto alla salute del cittadino. Una tanto nobile ideologia è tuttavia destinata a scontrarsi con la natura “finita” delle risorse che impone al medico di pesare la compatibilità economica delle sue scelte.

Sul Giornale Italiano di Cardiologia Fulvio Camerini e Stefano Palcic offrono un’interessante riflessione sul costo della terapia antipertensiva, prendendo spunto da un importante Documento di Indirizzo della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa dedicato alle strategie per migliorare il controllo della pressione arteriosa in Italia.

Se consideriamo che nel nostro Paese più di un terzo della popolazione è iperteso, è facile immaginare quali siano le dimensioni del problema; la scelta di un diuretico piuttosto che di un ACE-inibitore o di un calcioantagonista in un iperteso lieve può avere importanti risvolti economici. Purtroppo, neppure gli studi clinici ci aiutano a sviluppare una maggiori capacità di analisi farmacoeconomica: da una revisione di alcuni dei più importanti trial clinici condotti negli ultimi anni, è emerso che i costi dei farmaci testati erano riferiti solamente nel 5% degli studi e non erano in alcun modo menzionati nel 72% degli stessi.

L’editoriale del Giornale Italiano di Cardiologia è evidentemente di grande attualità: in tempi di crisi economica l’atto prescrittivo, anche in un iperteso di I grado, deve essere accompagnato da un’attenta valutazione della compatibilità economica della scelta. “Il medico è tenuto a ricercare il massimo beneficio con il minimo rischio per il paziente, avendo presente anche la compatibilità economica delle sue scelte e non dimenticando che scelte non oculate o irrazionali sottraggono risorse laddove sono necessarie. Si riafferma così il dovere di contribuire alla realizzazione di un sistema sanitario equo per tutti i cittadini”, concludono Camerini e Palcic. “In un momento storico nel quale le autorità amministrative e politiche elaborano a livello regionale protocolli, che alcuni possono considerare limitativi della libertà clinica e prescrittiva, compito della comunità scientifica è quello di proporre scelte basate sugli studi clinici controllati eseguiti con rigorosa metodologia, considerando l’efficacia e la tollerabilità dei singoli farmaci, gli eventuali studi di efficacia comparativa, le linee guida internazionali, i dati della farmacovigilanza e infine il rapporto costo-efficacia. In tal modo verranno tutelati i diritti individuali come quelli collettivi perché, come ha affermato Fiona Godlee, editor del British Medical Journal, ‘cost is an ethical issue’.”

L’editoriale

Camerini F, Palcic S. Economia, costi e scelte dei farmaci in Cardiologia. Una riflessione sul Documento di Indirizzo 2012 della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa. GIC 2013; 14: 412-5. (PDF: 118 Kb)

Fonte

www.giornaledicardiologia.it
 
 

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